di pietropinerolo » 11 apr 2010, 22:52
Per maggior chiarezza di tutti gli eventuali lettori ripropongo precedenti miei commenti al Corridore di mezza a cui aggiungo quelli dedicati agli ultimi capitoli oltre ad un giudizio finale redatto con spirito amichevole e collaborativo
Questo corridore di mezza via non è un agonista , non hai mai corso un trail ( corsa in mezzo alla natura) eppure sfida sé stesso su di un percorso che , a tratti, è più adatto ad un animale selvatico ,vive egualmente una competizione sopita con il suo amico bresciano ma, soprattutto corre osservando più gli scenari che si presentano durante la propria corsa .Gli psicologi direbbero che attua un comportamento “dissociato”, più orientato a scoprire l’esterno , il fuori piuttosto che il dentro, l’intimo .. Eppure di cose ce ne insegna parecchie negando, nei fatti , la mitica figura dell’atleta solo corsa e risultati : egli è, soprattutto, un essere umano con i suoi sentimenti ,con il suo costante rapportarsi alla natura in un modo talmente pregante da riuscire a fornirci elementi per farcela visualizzare e toccare con mano . Con le sue precise descrizioni ci inviata in quei luoghi , a percorrere silenziosi sentieri contaminati ,una volta all’anno, da una competizione sportiva seppure non esasperata dall’agonismo . Fa parte di quel popolo variegato della corsa costituito da una tipologia umana al cui estremo si collocano atleti diafani quasi disegnati per correre sino ai comprendere i tapascioni animati dalla sola voglia di correre per guardarsi attorno .Riesce ad interrogarsi su quale possa essere l’ emozione di chi corre solo per la vittoria in uno scenario che meriterebbe la visione rallenta o la “slow run” (corsa lenta) , compie gli errori del neofita con una partenza veloce al di là dei propri mezzi vivendo , al terzo chilometro, la sensazione di essere in corsa da un’eternità. Riesce ad essere personaggio del racconto ma anche emblema del corridore qualunque portatore di una mente offuscata dalla fatica , estremamente ballerina .Quella mente che rapidamente ti fa passare da uno stato di euforia atletica ad una di depressione senza aver la forza di farti intravedere la fine del tunnel .E poi il finale onirico quando è assalito dalla paura di non raggiungere il traguardo , Anche qui coglie nel segno : chi corre vuole arrivare presto alla fine , vuol porre fine alla fatica , non vuol perdere quanto ha seminato in impegno e fatica ; necessita di un punto di riferimento per smettere di correre e quel punto è lo striscione d’arrivo.
Questo romanzo ,originalmente pubblicato su web, pur indugiando ,forse eccessivamente su descrizioni poco inerenti al mondo della corsa , riesce con originalità a trattare bene i temi inerenti all’essere podista di mezza via .Quello non al culmine delle possibili prestazioni ma nemmeno interprete di quelle infime.
Penso che molti finiranno per identificarsi nelle pagine di questo scrittore ( ovviamente solo di quando scrive come ci tiene a precisare) , mentre altri avranno modo di considerare la corsa in un modo un po’ diverso dal solito . Un bel risultato comunque!!!!!
Riprende il racconto di Argo e quasi non ti accorgi di averlo interrotto anche se la narrazione del capitolo 27, si caratterizza per l’analisi psicologica delle due coppie indulgendo ,persino troppo, su una serie di particolari peraltro caratterizzanti .Qualche frase è piena di effetto ed anche un po’ scontata tesa comunque a cogliere una solidità di coppia a prova di diamante immaginando addirittura il nulla in assenza del proprio compagno.
Decisamente migliore il 28 esimo che prosegue con il solito stile ,particolare , non banale e talora poco convenzionale , una narrazione più legata all’essere podista in una terribile cronoscalata caratterizzata da quasi insormontabili difficoltà tecniche per un corridore della sua portata. Quei sentieri ,
“irti allo stremo del pensabile” lo mettono veramente alla prova soprattutto al momento del sorpasso da parte del celebre Fregona plurivincitore di passate edizioni , né si avvilisce al constatare quanto quest’ultimo sia capace di tenere un ritmo assolutamente regolare mentre Lui procede a stento .
A nulla vale prendersela nel suo intimo con quegli escursionisti che ,si gli fanno perdere quel poco di passo che riesce a mettere insieme ma che si rivelano i suoi salvatori altrimenti ,forse, sarebbe scoppiato senza possibilità d’appello –E qui il narratore coglie con lucidità il profilo psicologico dei corridori alla Venanzio che finiscono per caratterizzarsi per sforzi di volotnà fini a sé stessi non riuscendo però a darsi un ritmo più sostenuto né a realizzare un tempo di percorrenza pari alle loro aspettative .E’ la metafora di chi “vorrebbe ma non può” , che continua ad immaginarsi un po’ meglio di quanto non sia effettivamente sul piano squisitamente atletico , che terminano le corse “sfatti” con gli occhi fuori dalle orbite dimenticando che lo sport è sì fatica ma non stravolgimento fisico del proprio corpo.
Da 29 a 41
Le “stranezze podistiche” del nostro corridore di mezza via non hanno confini e continuano a sorprendere con l’invenzione di un allenamento di gruppo da effettuare su un chilometraggio di 70 chilometri ,quasi due maratone, chilometro più chilometro meno, seppure suddivisi in due giorni , a coppie con le donne (così le chiama ) a far da supporto.
Lui corre osservandosi e tale particolare lo differenzia da chi ,invece, corre meccanicamente .Butta l’occhio sul movimento del piede a contatto con il terreno accorgendosi di alimentare una corsa ormai priva della necessaria armonia , da ex atleta soffre nel proprio intimo a vedersi ridotto al rango di volenteroso tapascione. E insegue gli altri che sono partiti prima, senza rammaricarse.
Ciò che ha perso in “freschezza atletica” l’ha acquistato in capacità di prevedere gli eventi e ,difatti, sente nel suo intimo che nel suo procedere incontrerà una presenza umana .E ,infatti, s’imbatte nell’ “uomo col cappello panama” sul sentiero che percorre .E’ un fotografo ,persona sopra la media ,con una memoria di ferro .Si ricorda infatti di averlo fotografato durante una corsa di qualche anno fa .Rimane stupito e compiaciuto ripromettendosi di far ancora qualche chiacchera con lui al bar del paese .Ora non può : deve raggiungere gli altri scarsi conoscitori dei luoghi .E’ lui il capocordata : sa di poterli condurre a zonzo tra i luoghi che lui ben conosce.
E l’allenamento prosegue incessante sinchè ,dopo tre ore ,il gruppo decide di fermarsi a rifiatare ma lui cerca,come sempre, momenti solitari per godere le bellezze del panorama. S’inerpica ,raggiunge una particolare sito e poi scende intravedendo l’abbraccio tra la Bice e Giacomo,qualcosa d’inaspettato ma che giudica semplicemente una manifestazione di fraternità e non un momento di vera passione –
Si ritrova distrutto fisicamente dall’uscita podistica da lui stessa voluta e concepita .Nemmeno la solita doccia riesce a restituirlo ad una decente normalità .Dovrà rigenerarsi nel suo letto dotato di materasso in lattice trovando ,con difficoltà,la giusta posizione per stare rilassato e smaltire anche i postumi di una rovinosa caduta.
E insiste pure il giorno dopo a ricercare ancora il contatto con la corsa non pago di essersi sfiancato il giorno prima . Propone infatti alla sua metà una corsa rilassante insistendo perché Ella partecipi finendo per coinvolgerla con una corsetta di un’ora filata .
L’amore per il trail in quel di Pontremoli lo induce a lasciare la sua valle e, così , si ritrova a cimentarsi in una corsa estenuante di 120 chilometri .La finisce febbricitante con il Benito a pungolarlo mentre l’ altra coppia si ritira .
Ma il nostro corridore di mezza non è solo un volenteroso della corsa nelle sue varie sfaccettature : è pure capace di calarsi nella parti del “nonno” proponendo a Jonatha,nipote dell’Assunta temporaneamente ospite in valle , di fargli da guida nel conoscere i luoghi ove vive scegliendo un percorso trail di 13 km. Un pezzo di umanità bonaria che si aggiunge ad un personaggio piuttosto lineare e ormai prevedibile .
Commento finale : penso che Argo sia riuscito a tratteggiare bene la figura del corridore di mezza via ,rappresentante dei tanti podisti amatori ex atleti o neorunners anche se in non più in verde età che han pensato bene di riempire la loro vita con la corsa .Sono talmente entusiasti e volenterosi da poterli paragonare a dei bambini in cerca di emozioni con l’animo del principiante .Dichiarano quasi tutti di voler correre per il semplice piacere , per star bene ,ritrovarsi in compagnia .Dentro hanno, seppur sopito, ancora vivo il desiderio di misurarsi con gli altri e di dimostrare a sé stessi di essere ancora efficienti fisicamente.
Una nuova dinastia di runners ben diversa da quella del più lontano passato ove non era ancora cultura sportiva presentarsi alle corse semplicemente per partecipare e divertirsi .Certamente molto umana , che sa guardare non solo alla propria corsa,alla pura prestazione ma al contesto che la circonda in particolare nel trail ove il rapporto con la natura è più pregnante e coinvolgente.
Il nostro eroe ,fortemente legato al territorio di cui conosce ogni sfumatura , è comunque caratterizzato dalla voglia di partecipare , di esserci nelle gare, anche impegnative, non esitando ad allinearsi al via qualora si svolgano nei pressi ma non solo .Sembra non conosca la programmazione , ne sappia cosa siano le prioirità : continua incessantemente a rincorrere un evento dopo l’altro coinvolgendo amici , moglie, anche sottoponendosi a cocenti delusioni peraltro mai dichiarate esplicitamente.
Il ricordo dell’atleta che fu emerge di tanto in tanto prepotente ed anche in modo nostalgico seppur diluito da tante suggestive ed efficaci descrizioni del territorio veneto e dal susseguirsi di ritratti dei personaggi che gli ruotano intorno.
Ad Argo non è mancata la fantasia e la capacità d’inserire i vari personaggi in un ambiente che , a tratti, par di vederlo in cartolina anche se, spesso, i singoli capitoli fanno un po’ storia a sé senza un robusto filo conduttore .
Ora ,ed è il consiglio ultimo , si tratta di chiudere questo web romanzo seppure con i tempi decisi da Argo ,dargli una conclusione e provvedere in un modo o in un altro a metterlo su carta se questo è il suo intendimento (a forma di libro tradizionale anche illustrato ).Protrarlo ancora via web rischierebbe di far perdere ai lettori il senso del racconto .Io stesso, che mi ritengo un appassionato, ho dovuto fare un certo sforzo per avere una visione completa .
Per ultimo : Leggo che Argo ha inviato a degli editori copia di questo romanzo .Con quale conclusioni? Quali capitoli comprendono ? Questo non è proprio chiaro.