di ArGo » 8 apr 2009, 14:48
Capitolo 5
La madonnina mutilata
...lo guardavo con espressione inebetita, quasi offesa, di chi si sente un pò preso per i fondelli.
Ma immaginavo che dietro a quella che sembrava una burla, ci fosse qualcosa di molto più chiaro, provabilmente anche serio.
Intanto Assunta e la Gian, si scorgevano diversi tornanti sotto di noi, perse nel loro incedere lento e chiacchiericcio. In effetti la professoressa, appariva quasi soggiogata dal fascino del paesaggio che andava a visitare per la prima volta, Chiaramente il tutto era giustificabile dalla grande passione che i nostri due compagni di viaggio si portavano addosso, per tutto ciò che è e fa storia. Le donne si raccontavano i motivi della presenza in quest'area del veneto, ma lo facevano non con superficialità, bensì trasudando emozioni rispetto alla scelta di venirci. Tra le righe sembrava quasi che la Gian avesse convinto la sua nuova amica a partecipare alla corsa di sabato, facendo una passeggiata in compagnia, lungo quel percorso che gli organizzatori promuovevano come "sentiero della Grande Guerra".
Nel frattempo io e Giacomo ci trovavamo ormai ai piedi del sacrario. Decidemmo di avanzare fino al Rifiugio Albergo Bassano. La targhetta altimetrica segnava quota 1745m ed in effetti una leggera ma pungente brezza aveva iniziato a infilarsi tra le fenditure della camicia di flanella che mi portavo addosso. Dietro al grande Rifugio, un ampio parcheggio, con già un paio di corriere da turismo, in sosta su questo celebre monte dal sapore di libertà. Una lunga gradinata posta al principio dell'area di sosta, si alzava con lieve pendere,verso uno degli ingressi del sacrario. Avrei voluto salire, ascoltando le spiegazioni dotte del mio nuovo amico, ma mi sembrava di fare un torto alla Gian, andandoci senza di lei. Quindi decidemmo di sederci un'attimo sulle tavole esterne al rifugio, sopra l'ampia terrazza, che con la dipartita della "caliverna", apriva allo sguardo un panorama da non scordarsi più. Dopo una mezz'oretta Assunta, arrivò stancamente alla cima, trascinandosi appresso la sagoma esausta della Gian, che aveva un paio di gote così rosse, da sembrare sul punto di incendiarsi.
Giusto il tempo di mandar giù un boccone e di bere qualche sorso d'acqua, mai così fresca e dissetante, la donna lombarda prese a farci da "Cicerone", dandoci spiegazione di ciò che stavamo guardando. Davanti a noi la sconfinata Pianura Veneta, precedeva il luccichìo, favorito da un cielo sereno come non mai, della Laguna di Venezia. Girando lo sguardo ad est, Il Gruppo del Cesen, del Cansiglio, le Alpi Carniche ed il promontorio del Cavallo. A nord, le Dolomiti Bellunesi, il Lagorai e le Pale di San Martino. Sull'ultima latitudine , ad ovest, ancora spazio per gustarsi a perdita d'occhio l'Altopiano dei Sette Comuni, I Monti Lessini, il Gruppo del Carega, il Monte Pasubio e ultimo, là in fondo, il protaginista di uno dei canti alpini rimasti nella storia, l'Ortigara.
Era circa mezzogiorno quando ci inamminammo lungo la gradinata che conduce al sacrario. Nell'ordine abbiamo visitato tutti i 5 muraglioni disposti a cerchio, uno sopra l'altro. Alla rinfusa abbiamo letto molti nomi di altrettanti uomini caduti. Ci disse Giacomo che i feretri cui è stato associato il proprio nome sono oltre 2000, ma pochi se confrontati con i quasi 13000 resti italiani, silenziosamente in riposo eterno quassù. Tra le tombe si nota quella del Generale Giardino e di sua moglie, ovvero di chi comandò l'Armata del Grappa in quei tremendi eventi a cavallo tra il '15 ed il '18. Così nel proseguire della visita, siamo entrati nel Sacello della Madonnina, mutilata da granata austriaca nel 1918 e poi restaurata. All'interno del sacello il busto Papale di San Pio X. Oltre questa piccola costruzione, dedicata al culto ed alla meditazione per lo più cristiana, un lungo viale, pavimentato con larghi, quadrati di cemento, che si perde per oltre un centinaio di metri, accompagnato lateralmente da piccoli torrioni indicanti i nomi delle grandi battaglie. Sul suo sfondo domina il Portale di Roma, su cui regalmente giace ferma la scritta "Monte Grappa tu sei la mia patria". Ci siamo avvicinati e vi siamo entrati, visitandolo dall'interno, dove un museo dedica il suo placido essere ai decorati d'oro, medagliati del Grappa. Salendovi in cima, un pertugio conduce ad un terrazzino, che guarda insistentemente ai monti. E' un'Osservatorio, sul quale un bronzeo planimetro, in bassorilievo, indica i vari luoghi dell'intero massiccio. Molto altro prima di partire abbiamo visto d io non scorderò mai, l'ala austro ungarica del sacrario, dove 10000 spoglie di pur nemici eroi, hanno trovato una pace eterna senza nome, sfortunati fratelli di sventura tra i 295 militi d'oltr'alpe, identificati. Li ho voluti leggere quasi uno ad uno, in quell'esiguo spazio loro dedicato, consapevole che la loro morte non li ha portati che ad essere quasi innominati protagonisti d'una storia che è anche mia. Seduto sul muretto di fronte alla prima delle arcate nemiche, pensavo a quanto l'essere umano possa cedere alla stupidità , di fronte alla sete d'un potere inutile. Ad un tratto un secco inatteso fruscìo di vento... Inseguii il berretto volato via, mentre dentro di me sentivo mancasse qualcosa...Ecco, l'aria, il beffardo vento mi ha portato viso a viso con una eterna dimora fredda e a mezzaluna...quella dell'austro ungarico soldato Peter Pan...
Giacomo sapeva...una lacrima rapida e sincera mi ha bagnato il viso.
Continua...
http://alexgeronazzo.blogspot.com/“La fine non è scritta…la corsa continua…
Continuo rincorrer altri,superar se stessi.
Ricerca del finale degno,di noi attori…
Scritti della vita, che corre e va, inventando fantasiosi epiloghi…”